Un pò di storia sul giro!!!!

propongono "Davide" e "Zippo_1981"
Bloccato
Avatar utente
DAviDE
NUOVO STAFF
NUOVO STAFF
Messaggi: 7201
Iscritto il: martedì 19 febbraio 2002, 1:00
Moto: ETV 1000 CAPONORD '05
Località: Cuneo

Un pò di storia sul giro!!!!

Messaggio da DAviDE » lunedì 15 gennaio 2007, 21:38

Ciao ragazzi cominciamo a buttare un pò le basi di questo mio primo (che emozione :oops: ) giro da organizzatore assieme a Alessandro 'Zippo1981'!!!
Molti di voi già conoscono Le Langhe, le zone, i castelli e soprattutto il buon cibo 8) cercheremo comunque di scovare posti nuovi e speriamo di coinvolgervi in questa avventura!!!
Su questo post darò sfogo alla mia AMPIA cultura :lol: e vi deluciderò sui posti che andrete a visitare e ...sul cibo che assaggierete!!!!!!
Bye DAviDE
A president of "Zavorrazero club" :re:
100.000 km con la Caponord a NordKapp
Immagine
Cell. 3356424968 -/ Facebook: Davide Nano
Immagine

Avatar utente
DAviDE
NUOVO STAFF
NUOVO STAFF
Messaggi: 7201
Iscritto il: martedì 19 febbraio 2002, 1:00
Moto: ETV 1000 CAPONORD '05
Località: Cuneo

Messaggio da DAviDE » mercoledì 17 gennaio 2007, 22:01

Il giro avrà il suo 'campo base' a Alba e quindi penso sia giusto parlarvi un pò di questa cittadina!!!

Immagine

La storia di Alba, conosciuta anche come "la città delle cento torri", fa risalire le sue origini alla preistoria e sin dai tempi dell'antica Roma ha rappresentato un importante punto di riferimento, prendendo il nome di Alba Pompeia.Ha avuto i natali in quel di Alba il console Publio Elvio Pertinace che, anche se per pochi mesi, è stato Imperatore romano.
Alba vive un momento di grande fulgore nel 1200 dove è "Comune" e dove vive la grande rivalità con Asti che ha prodotto i due Pali: quello di Asti appunto che si corre all'inizio di settembre con i cavalli e quello di Alba che si corre ai primi di ottobre con "gli asini".In concomitanza con la Giostra delle Cento Torri nel cui ambito si corre il "Palio degli Asini", ha luogo una rievocazione storica che per alcune domeniche cala tutta la città in un suggestivo clima medioevale.
Alba è sede di importanti industrie famose nel mondo, una fra tutte la Ferrero che è nata proprio in questa città dove ne risiedono i principali stabilimenti.Nel 1994 ampie zone della città sono state devastate da una pesante alluvione del fiume Tanaro; questo triste evento è stato del tutto superato, ma resta nel ricordo degli albesi come un momento che tutti sperano di non più rivivere.
Come una capitale Alba ha i suoi artisti, i suoi scrittori; fra gli uomini illustri annovera imperatori, esperti di diritto e di storia, ministri, ma anche imprenditori moderni dalle grandi intuizioni; del suo passato racconta una storia per immagini nel Civico Museo "Federico Eusebio".
L'autunno è la festa dell'albese; quando la città si veste dei drappi e dei colori del Palio e splende nelle policromie delle colline, quando il tartufo profuma intensamente tra tigli e querce, quando i grappoli dei dolcetti e dei nebbioli diventano mosto nelle vecchie e nuove cantine, ad Alba è festa grande, festa corale di popolo e di turisti, è Fiera Nazionale del Tartufo, vetrina di operosità e di folclore di Langa e del Roero.
Alba è tutto un susseguirsi di scorci e prospettive di spiccata impronta medioevale con divagazioni barocche e settecentesche; i colori di un arredo urbano in ricomposizione assumono toni e riflessi langaroli.
Su piazza Elvio Pertinace si affaccia la barocca Chiesa di S. Giovanni, con un raffinato soffitto a cassettoni e opere d'arte di pregio notevole: "Madonna delle Grazie" di Barnaba da Modena, datata MCCCLXXVII, "Adorazione del Bambino e Santi" di Macrino d'Alba del 1508; sulla stessa piazza interessanti due case torri del XV secolo.
Ove sorgeva il "forum" si apre piazza Risorgimento o piazza del Duomo, dominata dalla rossa facciata in cotto della cattedrale e dal palazzo comunale di fronte al quale si apre via Maestra, il centro caratteristico della città.
Il Palazzo del Comune, costruito su mura romane, conserva nel salone consiliare, la "Vergine incoronata" del Macrino, datata e firmata 1501 e il "Piccolo concerto" del caravaggesco Mattia Preti.
La Cattedrale di S. Lorenzo, ricostruita dal Vescovo Novelli nel 1486, e impreziosita dal coro cinquecentesco realizzato da Bernardino Fossati, detto Cidonio, con 35 scanni interamente intarsiati; I'abside e il Campanile del Xlll secolo prospettano su piazza Rossetti.
La Chiesa di S. Domenico, di stile gotico primitivo del Xlll secolo è a pianta basilicale con tre navate.
Nella centrale via V. Emanuele è di notevole interesse la casa Do, del XV secolo, con fregi in cotto; poco oltre la barocca Chiesa della Maddalena edificata all'inizio del 1700 su disegno del Vittone.
Tra le case medioevali, al sabato, si svolge ancora il mercato settimanale, già ricordato in un documento del 1171; è un grande bazar di spettacolo e folclore, occasione di incontri e di scambio fra tradizioni e costumi diversi: divertente ed eccitante anche l'acquisto più insignificante, il gironzolare tra la gente e le bancarelle.
Alba è città internazionale per i prodotti dell'agricoltura e dell'industria che raggiungono i mercati mondiali e per i gemellaggi con Medford, nell'Oregon degli Stati Uniti e con Banska Bystrica in Cecoslovacchia.

Alba è il centro di un mondo di colline e di vigneti affascinante e suggestivo, consacrato da scrittori famosi e viaggiatori appassionati.
Alba è il cuore delle Langhe, un anfiteatro di colline lunghe e scoscese che il vorticoso corso del fiume Tanaro divide in due parti: la Langa sulla destra ed il Roero sulla sinistra.

Immagine

Su entrambe le sponde si sviluppa un paesaggio verdeggiante,
dove le colline si inseguono sino a perdersi all'orizzonte.
Le vigne tracciano sui loro fianchi il disegno armonioso dei filari,
che risalgono sino alle sommità sovrastate da borghi arroccati.
Non vi è collina che non riveli un castello o una torre e che non trovi nel campanile di una chiesa un'altro punto di osservazione
ed un emblema di difesa.

....in aggiornamento!!!
:wink:
Bye DAviDE
A president of "Zavorrazero club" :re:
100.000 km con la Caponord a NordKapp
Immagine
Cell. 3356424968 -/ Facebook: Davide Nano
Immagine

Avatar utente
DAviDE
NUOVO STAFF
NUOVO STAFF
Messaggi: 7201
Iscritto il: martedì 19 febbraio 2002, 1:00
Moto: ETV 1000 CAPONORD '05
Località: Cuneo

Messaggio da DAviDE » sabato 20 gennaio 2007, 13:24

Che cosa mangerete????? Beh vediamo un pò di invogliarvi 8)

Immagine

I tartufi sono il corpo fruttifero (sporocarpo o ascocarpo) di funghi che compiono il loro intero ciclo vitale sottoterra (funghi ipogei).
In Italia si raccolgono una decina di specie di tartufi, tra queste la più pregiata è il Tuber magnatum Pico (tartufo Bianco d’Alba o d’Acqualagna o Bianco pregiato) che ha sempre mantenuto il primato, oltre che sulla tavola, anche sui prezzi. Seguono il T. melanosporum Vitt. (tartufo nero di Norcia e Spoleto o Nero pregiato) che a tutt’oggi, in Italia, non è stato ancora apprezzato come merita, il T. borchii Vitt. (Bianchetto o Marzuolo), il T. aestivum Vitt. (Scorzone) con la sua varietà uncinatum Fischer oggi riportata come specie nella legge italiana, il T. brumale Vitt. (tartufo Invernale) con la sua varietà moschatum Ferry e il profumato e saporito T. macrosporum Vitt. (Nero liscio).
Il tartufo è una delle massime espressioni della cucina italiana e non solo. Profumatissimo, inebriante, coinvolgente, per molti addirittura afrodisiaco, il Tartufo Bianco d’Alba dà un tocco di nobiltà a ogni portata, conferendo un tono a piatti semplici (su tutti ricordiamo l’uovo al paletto) e originalità alle ricette più sfiziose. Il suo impiego è ormai universale. Entrato quasi defilato nella cucina piemontese, grazie ai cuochi savoiardi cresciuti nelle cucine nobili parigine, il tartufo ha fatto il giro del mondo conquistando le tavole che fanno tendenza nei quattro angoli del pianeta.
La voluttuosa versatilità, la capacità unica di rendere grande ogni piatto contribuisce in modo determinante a rendere assolutamente speciale il Tuber magnatum Pico. Pochi grammi - ne bastano una decina appena per impreziosire abbondantemente una porzione - sono sufficienti a suscitare quelle emozioni che i gourmet di tutto il mondo ben conoscono. Le ricette per impiegare il tartufo nascono dalla versatilità del prodotto stesso, dalla caratteristica di dare un valore aggiunto di grande effetto alla portata senza che questa sia stata creata attorno al tartufo stesso.
Una regola, però, la possiamo indicare. Lo si consumi crudo, su piatti tendenzialmente neutri, base essenziale per valorizzarne il profumo articolato, intenso e travolgente.
La carne cruda battuta con il coltello, il già citato uovo fritto, il riso sono esempi di quanto il profumo del tartufo sappia stupire. Per i più sognatori non resta che dare spazio alla fantasia: dai flan di cardi alla griglia, con arditi abbinamenti che arrivano anche alla stupefacente panna cotta. Ancora un consiglio, scontato ma spesso scordato: utilizzare sempre un tagliatartufi.
Le fette devono essere foglioline, spesse pochi decimi di millimetro. Per il tartufo il profumo è tutto e questo si esprime con maggior vigore tanto più ampia è la superficie esposta. Le molecole volatili possono così liberarsi e salire alle narici, meglio se in accompagnamento ad un piatto il caldo, altro carattere che aiuta lo sprigionarsi del profumo.
Il tartufo non è solo bianco, si sa, e allora vale la pena fare qualche considerazione sulle diverse specie di Tuber.
Il nero è caratterizzato da profumi meno articolati, discendenti al calare del pregio della specie e della qualità del prodotto, verso la dominanza del fungo.
Il sentore di aglio, firma irrinunciabile di ogni Bianco d’eccezione svanisce, così come il dolce del miele e del fieno, per lasciare spazio al sentore di fungo, ideale nella preparazione di piatti cotti.
Il tartufo in cucina non deve essere dominato o contrastato da sapori forti o troppo caratterizzati.
Il tuber è fascinoso e romantico, ha bisogno del suo spazio e della sua vitalità, in un crescere fantastico di aromi che hanno bisogno di spazio per colpire l’assaggiatore. Non a caso, a prescindere dalla presenza di feromoni, il tartufo è da sempre associato alla seduzione.
Sfuggente, accattivante e prezioso sono valori felicemente spendibili non solo a tavola.

Immagine
Tajarin
È l’unico esempio di pasta fresca di sicura origine piemontese e appartiene alla tradizione della zona delle Langhe albesi. Si tratta di tagliatelle sottilissime di pasta all'uovo che si possono acquistare già pronte, preparate quotidianamente nei laboratori artigianali.

i formaggi!!!

Il Murazzano è unFormaggio dell’alta Langa cuneese, a denominazione d’origine, deriva il nome dal comune di Murazzano, nei pressi di Dogliani, dove è nato e viene prodotto. L’area riconosciuta dalla Doc comprende però oltre 40 comuni del circondario, tutti nella zona langarola a ridosso dello spartiacque verso la Liguria. Classico formaggio da tavola, il murazzano può essere consumato naturale oppure condito con olio extravergine d’oliva e pepe macinato.

Il Raschera è un Formaggio semigrasso, crudo, pressato a pasta semidura. Viene commercializzato dopo almeno un mese di stagionatura. Ha sapore fino, delicato, tipicamente profumato e moderatamente piccante se stagionato. Viene prodotto in tutta la Provincia di Cuneo.

Il Bra è un Formaggio crudo, pressato. Il tenero viene stagionato per almeno 45 giorni, il duro per sei mesi. Il meno stagionato è gradevolmente profumato, moderatamente piccante e sapido. Il Bra duro ha sapore piccante e moderatamente sapido, intenso ed aromatico. Viene prodotto in tutta la Provincia di Cuneo.

La Toma Piemontese è un Formaggio semicotto a pasta morbida, è stagionato in tradizionali grotte e ambienti idonei per almeno 60 giorni. Ha sapore dolce e gradevole ed aroma delicato. Viene prodotto in tutta la provincia di Cuneo oltre a gran parte del territorio piemontese.

.....gnam gnam!!!

E bere??? a tavola nn può certo mancare un buon vino e qui c'è solo l'imbarazzo della scelta!!!
Barolo, Barbaresco, Nebbiolo d’Alba, Roero, Roero Arneis, Asti, Alta Langa, Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba, Dolcetto di Diano d’Alba, Dolcetto di Dogliani...
Qui di seguito vi cito i + famosi :wink:

Immagine

Barolo
Questo vino racchiude in sè l’immensità delle Langhe albesi e più precisamente degli 11 comuni in cui viene prodotto: Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte, Novello, Roddi, Serralunga d’Alba e Verduno.
Degustandolo si può certo percepire il gusto di questa terra, di questa aria finissima, dai profumi e dai sottili e variegati sapori dei suoi prodotti. Il Barolo si produce con le uve nebbiolo della sottovarietà Lampia, Michet e Rosé. Il vino, dopo un invecchiamento obbligatorio di tre anni, due dei quali in botti di legno, ha un colore rosso granato con intensi riflessi aranciati. L’odore si compone di un profumo caratteristico, intenso ed etereo. Nel sapore si rivela asciutto, pieno, austero, robusto ma vellutato e armonico: la sua gradazione minima è di 13° e va degustato ad una temperatura di 20°C. È un vino di lunghissima vita che si apprezza dal 5° all’8° anno. Si consiglia di stappare la bottiglia almeno due ore prima del consumo. Il Barolo di una grande annata si può definire come vino da meditazione. La versione ’riserva’ si qualifica per un periodo di affinamento non inferiore ai 5 anni. Esiste, poi, anche il Barolo Chinato, vino aromatizzato in modo da ricordare la China.
Storicamente il vino vanta sostenitori appassionati come il re Carlo Alberto e Casa Savoia, il conte Camillo Benso di Cavour e Antonio Giolitti. In anni più recenti la promozione di questo vino è da attribuirsi ad attenti e famosi viticoltori, all’Enoteca Regionale Piemontese con sede nel castello di Grinzane Cavour e all’Enoteca di Barolo dove è possibile visitare anche le camere in cui visse e operò la marchesa Colbert, antesignana delle più recenti ’donne del vino’. In cucina l’abbinamento ideale è certamente con i piatti tipici della tradizione piemontese: stracotti, brasati e risotto ma ben si accompagna anche con la selvaggina e con i formaggi dal sapore forte ed intenso

Zona di produzione del Barolo
II Barolo è un vino in purezza, ovvero ricavato esclusivamente dalle uve Nebbiolo prodotte negli interi territori comunali di Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d'Alba, ed in parte nei territori comunali di La Morra, Monforte d'AIba, Novello, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d'Alba, Roddi, Cherasco.
Gli ettari coltivati sono complessivamente 1250 con una resa di circa 7 milioni 600 mila bottiglie all'anno (catasto vitivinicolo 1998). La Morra, coi suoi quasi 400 ettari vitati, supera il 30% della produzione.

Quando può chiamarsi Barolo..
II vino deve essere sottoposto ad un periodo di affinamento di almeno tre anni: durante questo tempo deve rimanere come minimo due anni in botti di rovere. La scelta del rovere e della dimensione della botte è lasciata all'esperienza del vinificatore. Cosicché il Barolo matura sia nelle grandi botti tradizionali, sia nelle botti di medie dimensioni, sia nei carati di 225 litri.
II periodo di affinamento decorre dal 1 ° gennaio successivo all'annata di produzione delle uve.
Esempio: l'annata 1996 può essere commercializzata soltanto dal 1 ° gennaio 2000. Dopo un periodo di cinque annidi affinamento al Barolo può essere aggiunta la dizione: riserva.
E' consentita l'aggiunta, a scopo migliorativo, di Barolo più giovane ad identico Barolo più vecchio o viceversa, nella misura massima del 15%.
In etichetta deve figurare il millesimo relativo al vino che concorre in misura preponderante.
Prima di essere messo in commercio, il Barolo deve superare una prova di degustazione eseguita da un'apposita commissione costituita dal Ministero dell'Agricoltura. II superamento della prova
II Barolo è uno dei grandi vini da invecchiamento. E' difficile dire quanti anni possa rimanere in bottiglia senza perdere le sue caratteristiche organolettiche. Diversi sono i fattori che condizionano la maturazione: l'annata, il cru, la temperatura della cantina, il buio, l'umidità, e via elencando.

Dolcetto d’Alba (il mio preferito 8) )

Sgomberiamo subito il campo da equivoci: non si tratta di un vino dolce, semmai dolce è l’uva da cui proviene, anche perché il vitigno di provenienza regala uva con bassa acidità che non può esaltare la già notevole sensazione dolce data da un discreto contenuto in zucchero. Per queste sue caratteristiche, il dolcetto viene da lungo tempo considerato un ottimo vino quotidiano. Richiede un metodo di allevamento non molto espanso, generalmente viene coltivato col sistema Guyot ad archetto con un solo capo a frutto di 6-8 gemme.
Il Dolcetto d’Alba è composto al 100% da uve dolcetto: ha un colore rosso rubino che talvolta, nella schiuma tende al violaceo. L’odore, molto personale è vinoso e gradevole, con sentori di violetta. Nel sapore si rivela asciutto, armonico, gradevolmente amarognolo, con moderata acidità e buon corpo.
Il grado alcolico minimo è di 11,5° e si gusta al meglio tra il primo e secondo anno di età. Il Dolcetto va servito a 16°. Il tipo Superiore viene assoggettato ad un invecchiamento obbligatorio di un anno e deve avere almeno 12,5°. Questo vino non crea nessuna difficoltà nell’abbinamento alle bevande, perché per sua natura, ben si sposa con i sapori di quasi tutti i cibi, comprese fra l’altro molte preparazioni a base di pesce. In vigna la fioritura avviene verso la fine di giugno e la maturazione fa si che si possa raccogliere, in annate normali tra la metà e il 20 settembre. Predilige infine terreni calcareo-marnosi, asciutti e ben esposti, ma teme il suolo argilloso dove è facile la colatura precoce degli acini.

Le 11 doc del Dolcetto
In Piemonte esistono 11 DOC del Dolcetto. Elenchiamo innanzitutto le 7 DOC storiche: Dolcetto d'Alba, Dolcetto di Dogliani, Dolcetto di Diano d'Alba, Dolcetto delle Langhe Monregalesi, Dolcetto d'Asti, Dolcetto d'Acqui, Dolcetto d'Ovada. Ad esse si sono unite ultimamente altre 4 DOC: Langhe Dolcetto, Monferrato Dolcetto, Colli Tortonesi Dolcetto, Pinerolese Dolcetto.
Denominazione d'origine dei Dolcetto d'Alba
Denominazione d'Origine Controllata (DOC) del 16 luglio 1974
Zona di produzione del Dolcetto d'Alba
II Dolcetto d'Alba è un vino rosso in purezza ottenuto dalle uve di Dolcetto allevate nel territorio delle Langhe posto fra i fiumi Tanaro e Belbo, comprendendo quindi le zone del Barolo, del Barbaresco e del Moscato. Inoltre troviamo i comuni di colline di Langa. E' escluso il comune di Diano che possiede una propria DOC per il Dolcetto. La superficie vitata supera i 1850 ettari con una resa annua media di circa 9 milioni 600 mila bottiglie (catasto vitivinicolo 1998).

Quando può chiamarsi Dolcetto d'Alba
II vino Dolcetto può essere messo in commercio fin dalla primavera successiva alla vendemmia. Si tratta quindi di un vino giovane, abboccato, dal bel colore rosso rubino fiammante con potenti riflessi violacei. Altrimenti, viene sottoposto ad un piccolo periodo di affinamento, per cui è imbottigliato in piena estate: ne risulta un vino più composto e pieno, dal possente fruttato. Affinato ulteriormente nei legni o in bottiglia, sopporta tranquillamente due o tre anni di invecchiamento: assume tonalità quiete, di grande eleganza e morbidezza. Sull'etichetta deve figurare il millesimo relativo all'anno della vendemmia. Quando viene invecchiato per almeno un anno, a partire dal 1 ° gennaio successivo all'annata di produzione delle uve, e presenta una gradazione minima complessiva di 12,50 % Vol., può portare in etichetta la qualificazione "superiore".

Nebbiolo d’Alba

La leggenda a cui si fa risalire l’origine del nome Nebbiolo narra di un monaco che coltivava un piccolo orto, vicino alla povera capanna in cui viveva. Curava anche una piccola vigna da cui ricavava il poco vino che lui stesso consumava. Un mattino trovò l’orto e la vigna avvolti da una fitta nebbia. Collegò l’evento ad un ammonimento del Signore e subito smise di coltivare la terra dedicandosi alle orazioni. Quando arrivò il periodo della vendemmia, finalmente la nebbia scomparve, depositandosi sui grappoli ormai maturi che brillavano come gioielli al sole. Più realisticamente c’è chi ricollega il nome del vitigno alla tipica nebbiolina che, nel periodo della vendemmia, saluta i freddi mattini. Del Nebbiolo si hanno notizie sin dal 1268, anno in cui lo si trova citato in un documento del castello di Rivoli. Insieme a Barolo e Barbaresco, il Nebbiolo costituisce la triade dei migliori prodotti ricavati dall’uva di Nebbiolo nella zona di Alba. Gli stessi Savoia, il cui amore per la buona tavola è noto, lo consideravano uno dei loro vini preferiti e si dice se ne servissero spesso come sottile strumento di approccio in campo diplomatico.
Alla degustazione si presenta di colore rosso rubino più o meno carico con riflessi granata dopo l’invecchiamento; profumo caratteristico, tenue e delicato che ricorda la viola, che si accentua e perfeziona con l’invecchiamento; sapore dal secco al gradevolmente dolce, di buon corpo, giustamente tannico da giovane, vellutato, armonico. Un tempo, antiche case vinicole producevano con le uve Nebbiolo un gradevolissimo spumante rosso a fermentazione naturale in bottiglia. In vigna questo vitigno ha un ciclo vegetativo più lungo: fiorisce nella prima metà di giugno e conclude la sua maturazione più tardi, oltre la prima decade di ottobre.

Roero Arneis

Il vino Roero Arneis è ottenuto dalla vinificazione delle uve Arneis in purezza e la gradazione minima complessiva prevista dal disciplinare di produzione è di 10,5 gradi. Caratteristicamente si distingue per la sua innata eleganza, che inizia dal colore giallo paglierino più o meno carico con riflessi verdolini e prosegue con un profumo netto, intenso, di fiori e di frutta fresca, terminando in bocca, rotondo ed armonico con un retrogusto delicatamente amarognolo.
L’origine del nome Arneis, pare da attribuirsi ad una simpatica idea che tende ad accomunare il carattere di questo vino con il termine dialettale che fa riferimento ad un soggetto dal carattere scontroso, poco affidabile, irascibile. È un vitigno vigoroso che vegeta con molta facilità in terreni sabbiosi e leggeri. Il suo tralcio erbaceo si presenta con tonalità tendenti al marrone con striature più accentuate agli internodi. La foglia è trilobata, di media grandezza, glabra e opaca. Il grappolo si presenta di media grandezza, mentre gli acini particolarmente compatti, paiono a volte schiacciati. La maturazione avviene tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre.
Nella vinificazione, per l’Arneis, come per tutti gli altri vini bianchi, si adotta il sistema in bianco, evitando così la fase di macerazione, tipica nella produzione dei vini rossi. Le temperature di fermentazione devono essere vicine ai 19 gradi. Temperature troppo basse rallentano eccessivamente i tempi di fermentazione e non avvantaggiano dal punto di vista qualitativo: alte temperature rendono il vino grossolano e poco piacevole al palato.


E ora ditelo che perlomeno vi ho fatto venire fame!!!! :lol: :wink:
Bye DAviDE
A president of "Zavorrazero club" :re:
100.000 km con la Caponord a NordKapp
Immagine
Cell. 3356424968 -/ Facebook: Davide Nano
Immagine

Avatar utente
Zippo_1981
ATTIVISTA DEL FORUM
ATTIVISTA DEL FORUM
Messaggi: 2292
Iscritto il: martedì 22 agosto 2006, 14:41
Moto: ETV 1000 Rally Raid
Località: Atessa (CH)

Messaggio da Zippo_1981 » sabato 20 gennaio 2007, 16:42

Peccato che durante il nostro giro il tartufo non ci sarà perchè fuori stagione! ma forse è meglio così! con quello che costa!!!

ricordo inoltre che la langa è zona tipica della nocciola piemontese, la GENTILE, infatti un dolce tipico è la torta di nocciole!...davvero squisita!

tra i vini citati manca la Barbera (al femminile), un vino dalle origini più recenti rispetto agli altri già citati...si parla del 1700...per approfondimenti

e nell'elenco manca ancora un grande vino...il Barbaresco, proveniente dal paese omonimo che dista a 10km da Alba per approfondimenti

del Barbaresco, se volete comprare una bottiglia che valga la pena, prendere un 2003 dei "Produttori del Barbaresco" a mio avviso, e non solo, il migliore in commercio, vino DOCG, prezzo medio di una bottiglia circa 12/13 euro.

le cantine prestigiose della zona sono: GAJA, GIACOSA, PIO CESARE, TEO COSTA, GIANNI GAGLIARDO...e tante altre ancora che devo ancora conoscere bene!!! :oops:
Immagine

Avatar utente
DAviDE
NUOVO STAFF
NUOVO STAFF
Messaggi: 7201
Iscritto il: martedì 19 febbraio 2002, 1:00
Moto: ETV 1000 CAPONORD '05
Località: Cuneo

Messaggio da DAviDE » sabato 20 gennaio 2007, 18:39

Eh bravo Alessandro che sei arrivato!! Grazie per i dettagli mancanti se non li metti tu noi cuneesi siamo un pò distratti :wink:
Allora set prox ci si vede per discutere dove portare sto branco di cinghali :lol: :lol: :lol:
Bye DAviDE
A president of "Zavorrazero club" :re:
100.000 km con la Caponord a NordKapp
Immagine
Cell. 3356424968 -/ Facebook: Davide Nano
Immagine

Avatar utente
Zippo_1981
ATTIVISTA DEL FORUM
ATTIVISTA DEL FORUM
Messaggi: 2292
Iscritto il: martedì 22 agosto 2006, 14:41
Moto: ETV 1000 Rally Raid
Località: Atessa (CH)

Messaggio da Zippo_1981 » domenica 21 gennaio 2007, 21:35

ci sono ci sono!! ultimamente sono un pò preso dal trasloco e quindi vengo meno sul forum ma un'occhiata la do sempre!...per l'incontro ci sono sicuro...Felix deve dirmi la data!
Immagine

Bloccato

Torna a “23-24 giugno 2007 - Le Langhe”