scozia...seconda parte

Raccontate con dettagli e foto i vostri viaggi e uscite più belli!

scozia...seconda parte

Messaggioda sergioenrico » mar 15 mag 2012, 21:03

vabbè, con parecchio ritardo ma eccola qui la seconda parte..

Da Larne, Irlanda a Sranrarer Scozia.
Abbiamo un paio d’ore di traghetto e dopo un rapido pranzo al self service, con fisch&cips e coca cola, dedichiamo il tempo ad ammirare l’andirivieni di navi tra le due isole..
Il tratto di mare che separa l’Irlanda dalla Scozia, è battuto da raffiche di vento che increspano la superficie dell’acqua in modo preoccupante per noi che siamo facili al mal di mare.
Fortunatamente la traversata in mare aperto è veramente breve e intorno alle cinque del pomeriggio, sbarchiamo nel porto di Stranraer

Da Stranrarer a Ayr km 80
Appena sbarcati veniamo investiti da un vento teso e impetuoso proveniente dall’oceano che ci costringe a procedere a moto inclinata ed a ridurre la velocità nei tratti di costa esposta ai venti dell’Atlantico
Siamo ancora una volta sorpresi dalla potenza che la natura sa regalare da queste parti, tanto che quando ci fermiamo per qualche ripresa video, fatico parecchio a tenere ben ferma la telecamera a causa della forza del vento.
Percorriamo la A77, una bella strada poco trafficata con che costeggia l’oceano, insinuandosi tra delle basse colline ricoperte di verde dal quale emergono, di quando in quando, delle nere rocce che vanno a perdersi nell’oceano
Questa regione della zona sud occidentale della scozia non ha grandi città costiere e l’accoglienza turistica ci pare veramente modesta, tanto che non troviamo praticamente nessun alloggio fino a quando arriviamo alla cittadina di Ayr ad una sessantina di chilometri a sud di Glascow.
Arrivati nella periferia di Ayr cerchiamo un posto dove dormire, ma anche qui troviamo conferma alla nostra impressione sulla consuetudine tutta inglese di tenere il turista in poca considerazione. Nessuna indicazione sulla presenza di hotel o di b&b.
Dopo qualche tentativo alla ricerca di alloggio troviamo finalmente un grazioso B&B dove una simpatica signora ci accoglie con un “welcame signior serghio”. Il B&B è proprio grazioso ed ha anche un sicuro cortile per la moto.
Disfatti i bagagli proviamo ad esplorare la cittadina che oltre ad alcuni interessanti monumenti ha anche un discreto centro storico. Ad attirare il nostro interesse è però la grande spiaggia che si affaccia sull’oceano e che ci regala un lungo tramonto. Dopo un po’ di tempo a girare senza una meta precisa, tiriamo sera in un piccolo ristorante dove mi regalo il primo autentico scotch di questo viaggio.

Da Ayr a Connel km 225
Ripartiamo in direzione nord lungo la strada costiera che da Ayr porta Glascow. Le coste del firth of clyde un profondo golfo formato dal fiume Clyde, sono basse e protette dalle isole, che ostacolando i venti, fanno spegnere le onde sulla costa quando hanno già perso gran parte della loro forza.
Superata Glascow, entriamo nel parco nazionale di Trossachs costeggiando il Loch Lomond, un ameno specchio d’acqua immerso nella Queen Elizabeth forest, nel quale si specchiano immobili diverse barche da diporto.
Una breve sosta e proseguiamo il viaggio, entrando nella zona delle Granpians Mountains, delle alture rocciose, che nel punto più elevato, raggiungono l’altezza (eccezionale da queste parti) di 1340 metri.
I Grampians sono un’area scarsamente popolata, per cui ci ritroviamo a guidare per parecchio tempo in un paesaggio di selvaggia bellezza. Le montagne diventano aspre e frastagliate e sono sempre frequenti gli affioramenti rocciosi che spuntano tra la bassa vegetazione.
Arriviamo a Oban, una cittadina di ottomila abitanti affacciata sul Firth of Lorne, punto di partenza dei traghetti per l’isola di Mull.
C’è un po’ troppa confusione a Oban, per cui torniamo indietro,per una decina di chilometri sulla strada già percorsa dove, nella piccola località di Connel, avevamo adocchiato un grazioso B&B affacciato sul lock Etive proprio dove l’acqua dolce e quella salata si confondono.
Non c’è molto da fare a Connel. Ci accontentiamo di una passeggiata ad ascoltare il vento, di restare seduti per vedere l’andirivieni delle maree e di perdere tempo al pub a sentire musica e a sorseggiare whisky.
Comunque nel paesino non manca nulla. Ci sono la piccola chiesa anglicana, la cabina del telefono, un accogliente pub e soprattutto il lago e la tranquillità di un luogo di cento abitanti tutto compreso.
Proprio per questo Connel ci sembra un posto meraviglioso. Un posto dove riappropriarsi del tempo e godere del silenzio rotto solo raramente dal traffico locale.

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Da Connel a Broadford, isola di Skye km. 170
Riposati e rinfrancati ripartiamo ancora in direzione nord, percorrendo la strada costiera del Loch Linnhe, un profondo fiordo che, alternando laghi naturali a canali artificiali collega, attraverso la spaccatura della Great Glen Way, l’oceano Atlantico con il Mare del Nord.
Piano, piano, stiamo riacquistando quel minimo di sicurezza indispensabile per continuare il viaggio, in questo incoraggiati dagli stupendi paesaggi che ci circondano.
In compenso il tempo non è affatto cambiato. le nuvole che incombono basse e minacciose non fanno che aumentare il clima cupo e misterioso che sembra avvolgerci, mentre percorriamo gli ottanta chilometri che separano Connel da Fort Williams.
Poco dopo Fort Williams incrociamo un tratto della west higlands railwey, una linea ferroviaria costruita nell’ottocento, che collegando Fort Williams con Mallaig e con l’oceano, supera i dislivelli tra le colline con arditi e spettacolari viadotti in pietra che ricordano un poco quelli delle ferrovie Retiche
Proseguiamo il viaggio attraversando valli sperdute, circondate da montagne brulle, laghi cupi che alimentano, ingigantiscono e rendono verosimile il mito di Nessy, tanto che non saremmo affatto stupiti se il mostro facesse capolino nel mezzo di un lago.
Proseguiamo fino a Mallaig, una piccola località portuale dove ci aspetta il traghetto che in circa un’ora di taversata ci porterà ad Almadale, sull’isola di Skye.
Il traghetto, poco più di un pontone, scorre lento nelle acque tranquille del braccio di mare che separa Mallaig da Skye, quando in lontananza cominciano a scorgersi le alture della misteriosa “isola delle nuvole”.
L’Isola di Skye, che fa parte dell’arcipelago delle Ebridi interne, è situata nel nordovest della Scozia, ed assomiglia ad una grande mano protesa nell’oceano.
Battuta dai freddi venti oceanici, l’isola di Skye, suggestiva e avvolta da un’aura mistica, ha sempre affascinato i viaggiatori con la varietà morfologica del suo paesaggio incontaminato.
Sbarchiamo sull’isola nel tardo pomeriggio, giusto in tempo per percorrere, in assoluta solitudine, i 30 chilometri che separano Almadale da Broadford e trovare alloggio in un grazioso B&B.
Broadford, dove ci fermiamo due notti, è posta all’incrocio tra due delle strade principali dell’isola, e nonostante sia un paesino privo di particolari attrazioni, offre in compenso una indimenticabile vista sull’oceano e un tramonto che dipinge il cielo con tutti i colori dell’arcobaleno.
Cena con intruglio di cozze stranamente cucinate con della panna, birra inglese e per finire l’inconfondibile Talisker, il whisky dell’isola di Skye, morbido, e profumato di torba.

Isola di Skye km 200
Il giro di Skye, è il punto di arrivo, il giro di boa, la scommessa vinta, la meta del viaggio.
Con la moto scarica, di buon mattino, iniziamo il giro, dell’isola sulla bella strada che si snoda per circa duecento chilometri, lungo il periplo dell’isola alternando tratti affacciati sulla costa, agli spogli e selvaggi paesaggi dell’interno, che ricordano un poco quelli delle Lofoten.
Il primo tratto del percorso che separa Broadford da Portree, il principale centro dell’isola, costeggia un tratto di mare fronteggiato da isole aspre e selvagge e poco abitate che punteggiano un mare calmo solo a tratti increspato da modeste onde.
Arrivati nei presssi di Portree, la cittadina più grande dell'isola di Skye, sostiamo vicino ad una delle distillerie Talskier, proprio dove un bel ponte in pietra scavalca un torrente, reso rugginoso dalla preziosa torba, che regala il sapore unico del whisky che si distilla in quest’isola.
Superata Portree, con il suo caratteristico porticciolo coronato da edifici colorati sovrastati da brulle colline, ci dirigiamo verso la parte settentrionale dell’Isola, dove si estende la penisola del Trotternish.
La penisola di Trotternish è una lingua di terra lavica lunga circa 30 chilometri nella quale si succedono panorami mozzafiato, generati dal lavoro durato millenni degli agenti atmosferici hanno creato un’ incredibile paesaggio vulcanico formato da rocce che si elevano, nere e sottili come punte di una lancia, dalle basse colline.
Il traffico già scarso si dirada ancor di più sulle strette strade, che si fanno complici nella creazione di un paesaggio unico e magico, fatto di prati verdissimi e di scogliere a strapiombo sul mare.
Queste solitudini, questi paesaggi dal fascino primitivo riescono a stimolare emozioni quasi primordiali, sconosciute a chi vive lo stress quotidiano del traffico delle nostre città
Parcheggiata la moto, ci prendiamo il tempo per godere degli scorci mozzafiato della costa scozzese. Percorriamo un tratto di sentiero che porta alle splendide scogliere frammezzate da cascate che si tuffano nel mare da altezze vertiginose
Ad alcuni chilometri dalle scogliere, un piccolo villaggio ricostruito per la curiosità dei turisti, cattura la nostra attenzione. Le case basse, con le murature in pietra appena sbozzata e i tetti in paglia, sono la testimonianza inquietante, della vita di stenti cui i contadini erano costretti in queste terre ai confini del mondo.
Lasciato il Totternisch, entriamo nella penisola del Waternish, per visitare castello di Dunvegan una delle attrazioni turistiche più conosciute della Scozia. Il castello, costruito sul roccioso altopiano che domina il Loch Dunvegan è stato la roccaforte del clan McLeod per oltre 800 anni
Pagato il salatissimo biglietto, entriamo nel castello che conserva una singolare atmosfera familiare, ottenuta esponendo vari manufatti appartenuti al clan.
Interessante anche la visita ai magnifici giardini che circondano il castello per svariati ettari e che permette, passeggiando per i sentieri, di osservare una grande varietà di piante.
Dalla baia sottostante il castello, partono i battelli che portano ad avvistare una colonia di foche che staziona permanentemente sulle sponde del Loch Dunvegan
Riprendiamo la strada in direzione sud attraversando Le Cuillins mountains, delle alture austere, aspre ed affascinanti, che disegnano la sky line dell’isola
Il primo gruppo di montagne, è costituito dalle Black Hills, caratterizzate da rocce vulcaniche di colore scuro, cui segue un secondo gruppo di alture composte da un granito rosso, più morbide e coperte dalla bassa vegetazione che ricopre l’isola di skye
Completiamo il ring di Skye tornando a Broadford e al tranquillo B&B appena prima che il tempo si guasti e scateni il solito nubifragio.

Da Skye a Ullapol Km 200
“This is scotland!” Con questo commento, mister Nelder ci saluta allargando le braccia, quando a colazione osserviamo perplessi il clima inclemente che ci accoglie la mattina della ripartenza da Broadford.
In effetti se durante il giro di Skye, avevano potuto godere di una variabilità tutto sommato accettabile, oggi il clima capriccioso della Scozia ci accoglie con vento e pioggia che per qualche minuto, ci fanno pentire di essere qui in moto.
Superiamo lo Skye Bridge, un ponte di recente costruzione che collega Kyle of Lochalsh e Kyleakin, un paesotto affacciato sullo stretto che separa l’isola di Skye dalla Scozia.
Una deviazione di sedici chilometri nella direzione sbagliata ci porta alla irrinunciabile visita ad uno dei castelli più fotografati della Scozia: Il castello di Eilean Donan Castle
Il Castello già visibile da alcuni chilometri di distanza è una arcigna costruzione a tre piani, che nel trecento, presidiava, un luogo strategicamente importante alla confluenza di importanti vie commerciali.
L’edificio, che nulla concede all’estetica, è inserito in uno scenario di straordinaria suggestione: Appollaiato su un isolotto roccioso che emerge dal lago è collegato alla terraferma da uno stretto ponte in pietra, con le severe montagne dei Culling a fare da sfondo
Il massiccio edificio è stato protagonista della scena iniziale nel film Highlander.
Oggi è l’irrinunciabile attrazione dei turisti che con ogni mezzo ingombrano i piazzali dei parcheggi, si incolonnano in file ordinate sul lungo ponte, pagano il salatissimo biglietto e visitano i pochi reperti originali presenti nel castello.
Senza troppi rimpianti ci accontentiamo di ammirare dall’esterno il castello, rinunciando volentieri alle code ed alla folla che si accalca intorno ai cimeli del clan.
Lasciato il castello di Eilean Donan, il paesaggio che ci circonda, alterna laghi tranquilli immersi nella vegetazione, a montagne che si fanno più desolate man mano che ci dirigiamo verso nord e ci immergiamo completamente nell’ambiente delle highland.
Le strade strette hanno contibuito a preservare le aree vaste e incontaminate così rare in Europa tanto da renderle quasi intoccate dalle invasioni del turismo di massa.
Più avanti, Le vaste torbiere invitano lo sguardo a vagare nelle sterminate solitudini dove il vento, onnipresente, scuote le praterie di erica e dà vita ad un paesaggio dove tutto il resto è immobile.
Arrivati a Ullapol troviamo una modesta guest hause che però regala una bella vista sul mare. Parcheggiamo la caponord proprio di fianco ad una mastodontica gs adventure locale con l’immancabile set di borse in alluminio che fanno tanto globetrotter. Dio! quelle borse non le staccano neppure per andare al bar.
Per il resto Ullapol è il porto del nord che ci si aspetta e che ci si disegna nell’immaginario. Non manca nulla: le basse case dai tetti spioventi allineate sulla strada che si snoda lungo la costa, una bella baia riparata tra le montagne nella quale sono ormeggiate piccole e variopinte barche da pesca che danno un tocco di colore al grigio imperante.
Stretti nelle giacche da moto, che raramente abbiamo abbandonato in questo viaggio, perdiamo tempo ad osservare le piccole attività che si svolgono nel porto e a fare incetta di souvenir nei negozi in attesa del lungo tramonto, con il sole che si è fatto quel poco di spazio necessario a colorare la baia.
La sera, passata tra l’affollatissimo pub e il deserto lungomare, ci regala ancora una volta la magia della Scozia con il silenzio rotto solo dalle grida dei gabbiani e dal rumore delle onde che si frangono lente sulla battigia.

Da Ullapol a Nairn km 180
Gli ultimi cento chilometri nelle Highland, sono quelli che ci regalano alcune tra le immagini più suggestive di questa vacanza. Viaggiamo immersi in terre che regalano emozioni che solo i luoghi dove il mondo sembra finire sanno offrire.
Non appena la strada prende quota, scompaiono gli alberi che lasciano il posto alle brughiere spazzate dal vento. Le one way serpeggiano in spazi aperti dove il traffico è assolutamente assente e la solitudine, ancora una volta, stimola emozioni travolgenti.
È’ forte la tentazione di proseguire ancora in direzione nord verso John o’ Groats, “The last land”, ma è bene non sfidare oltre la sorte e a volte occorre saper dire basta, per cui proseguimo verso Inveran, dove finiscono le one way per dirigerci prima verso Inverness poi a Nairn, una cittadina affacciata sul Moray Firth, uno stretto golfo del mare del nord.
Arrivati a Nairn nel primo pomeriggio troviamo una elegante guest hause arredata nel tipico stile inglese con i mobili pesanti e massicci che profumano di legno e di cuoio. All’esterno un curatissimo giardino affacciato sul mare ci riserva un ambiente ideale per il relax. Nairn è una tipica località balneare in stile inglese con la lunga spiaggia sabbiosa, gelaterie e chioschi che vendono le immancabili fisch&cips.
A Nairn abbondano ristoranti di tutte le nazionalità, ma giorni senza cibo italiano si fanno sentire, per cui cediamo alla tentazione di un piatto di pasta che non è nulla di eccezionale ma che, confrontato con la cucina anglosassone, ci sembra straordinario.
Siamo piuttosto stanchi, per cui, nonostante Nairn non offra moltissimo, decidiamo di regalarci un intero giorno di sosta che trascorriamo ad osservare gli uccelli marini che banchettano con i molluschi trascinati a riva dalla marea. Vicino alla costa compassati signori giocano a golf, probabilmente, insieme al rugby, lo sport più praticato in Scozia.

Da Nairn ad Edimburgo km 250
Ripartiamo da Nairn in direzione sud, attraverso le propaggini est delle Granpian Mauntains. Spostandoci a meridione, quel senso di magia che la Scozia ci ha sin qui donato, pur non scomparendo del tutto, si attenua. Le brughiere battute dal vento e le montagne aspre e spoglie, lasciano spazio a distese di prati e a dolci colline coperte da abeti. Anche il clima si fa più mite e ci consente di togliere le imbottiture delle giacche e di sentirci un pò più liberi nei movimenti.
Edimburgo
Arriviamo nel primo pomeriggio al braid hill hotel, una pretenziosa costruzione in stile neogotico costruita con i caratteristici mattoni rossi e le finestre “all’inglese” proprio alla sommità di una collina che domina la periferia di Edimburgo.
Dopo una sfacchinata per trasportare i bagagli al terzo piano senza ascensore, lasciata la moto nel parcheggio dell’hotel, proviamo a fare i turisti nella capitale della Scozia, una città che tutti ci hanno descritto come una delle più belle del Regno Unito: La città di Robert Luis Stevenson, di Sir Arthur Conan Doyle e di J.K. Rowling
Con il prezioso aiuto della receptionist dell’hotel, una cortesissima ragazza Sarda che lavora da qualche anno ad Edimburgo, sperimentiamo per la prima volta gli efficienti autobus a due piani che, insieme ai taxi, sono il simbolo del trasporto pubblico inglese.
Scendiamo in Princes Street, proprio ai piedi della collina sulla quale è costruito il castello di Edimburgo, per una passeggiata senza una meta precisa, in quella che ci hanno descritto come la città scozzese più visitata dai turisti di tutto il mondo grazie al suo centro storico tra meglio conservati d'Europa.
Pare che il nome della città abbia origine abbia origine dal nome celtico forte di Eidyn, nel periodo in cui nel quarto secolo, il luogo era occupato dalla fortezza del re Clinog Eitin.
Vagabondiamo qualche ora nella New Town il cui nucleo originale risale alla seconda metà del 700 e che rimane un mirabile esempio di architettura e urbanistica dell'epoca georgiana caratterizzata dagli eleganti palazzi, dagli ampi viali e da monumenti e fontane che celebrano la storia e le vittorie degli eroi della Scozia.
In alto, sopra di noi, il castello si erge a dominare con la sua mole l’intera città. Appollaiato su una roccia di origine vulcanica alta solo un centinaio di metri, consente di godere di una magnifica vista di Edimburgo.
Saliti sulla spianata che dà accesso al castello, interamente occupata dalle impalcature allestite per in festival delle bande militari, ci prepariamo ad affrontare la lunga coda che già al mattino si è formata per entrare nel complesso storico.
Come in tutti i luoghi vissuti in modo continuativo per centinaia di anni, la struttura che possiamo ammirare oggi, è il frutto della sedimentazione di edifici di diverse epoche, che hanno però conservato al castello la sua essenziale caratteristica di sito militare. Nella sua architettura, si legge la storia stessa della Scozia, dalla parte più antica dell’anno mille fino alle più recenti costruzioni cinquecentesche.
Seguendo il programma indicato nella guida, visitiamo il Museo Nazionale della Guerra con le divise e decorazioni che vanno dalle guerre settecentesche alla seconda guerra mondiale per arrivare fino al Desert Storm.
Negli appartamenti reali è possibile osservare i gioielli della corona, fra cui spiccano la spada cerimoniale, la corona e lo scettro, tutti tempestati da pietre preziose incastonate in oro. Nella stessa stanza è presente anche la pietra del destino, dove venivano incoronati i reali scozzesi.
Particolare successo riscuote "l'one o'clock gun", ossia il colpo di cannone che tutti i giorni, eccetto la domenica, viene sparato alle 13.00 per segnalare l'orario alle navi che attraccano al porto.
Non mi ha particolarmente entusiasmato la visita alla fortezza. Qualunque castello Italiano regala al visitatore un tratto di eleganza teso a rendere in ogni occasione la vita più piacevole. Nella rocca di Edimburgo invece, chi si aspetta un edificio elegante, incontra una arcigna costruzione militare, chi si aspetta opere d’arte, trova collezioni di divise e decorazioni di battaglie combattute in ogni angolo del pianeta.
Scendiamo nella Old Town, che conserva la sua originaria struttura medievale insieme a molti edifici risalenti all'epoca della Riforma Protestante che si affacciano sulla via principale, il Royal Mile.
Il Royal Mile, un rettilineo lungo circa un miglio che costituisce la spina dorsale del centro storico, collega il castello di Edimburgo, a ovest, con l'Holyrood Palace e l'omonima abbazia in rovina, a est, attraversando tutta la vecchia città.
Siamo in piena stagione turistica. Il festival di Edimburgo ha attratto visitatori da tutto il mondo con il risultato che Il Royal Mile, è completamente intasato di turisti che affollano i numerosi negozi o assistono a decine di spettacoli di artisti di strada. Ovviamente non manca un verosimile William Wallace che si fa fotografare a pagamento dai turisti.
Man mano che ci allontaniamo dal castello la folla diminuisce e possiamo apprezzare meglio l’elegante architettura che si affaccia sul Royal Mile e le vie secondarie che, dipartendosi a spina di pesce dalla strada principale, sbucano in grandi piazze o in stretti vicoli chiusi.
Tanto per cambiare ricomincia a piovere e dopo aver gironzolato per i negozi della New Town ci concediamo il the delle cinque e torniamo in hotel.


Da Edimburgo a Newcastle Upon Evon km 200
E’ l’ultima tappa scozzese di questo viaggio che ci porta da Edimburgo a Newcastle Upon Evon, dove ci aspetta il traghetto che ci porterà a Ljmunden in Olanda.
Non ci aspettiamo molto da quest’ultima tappa che rappresenta solo un trasferimento. Da diversi chilometri ci siamo lasciati alle spalle il fascino selvaggio delle terre alte che si è portato via anche l’attrattiva che la fuga dalla civiltà e la sfida all’ignoto esercitano su di noi.
Nonostante le pessimistiche attese però, in ogni viaggio c’è sempre quell’imprevisto che ne costituisce il sale, che gli dà un senso, che lo fa “il tuo viaggio”.
Appena lasciata Edimburgo, imboccata la A7 in direzione sud, attraversiamo delle belle colline che alternano verdi pascoli a campi di grano. Stiamo percorrendo la valle formata dal fiume Tweed che scorre in una profonda gola scavalcata da altissimi ponti ad archi in mattoni.
Nell’ottocento, lungo questo fiume, le industrie tessili producevano il prezioso tessuto dalla caratteristica tessitura a spina di pesce che ha preso il nome dalla valle o che forse glie lo ha dato.
La vera sorpresa è però ad una settantina di chilometri da Edimburgo. quando arriviamo a Jedburgh, una piccola località a pochi chilometri dal confine con l’Inghilterra, quando veniamo attratti da una enorme costruzione in arenaria.
Parcheggiata la moto, siamo stupiti di trovarci proprio di fronte ad una colossale chiesa abbaziale apparentemente in rovina, ma che conserva intatto il fascino di una grande cattedrale medioevale.
La grande chiesa, fondata nel XII secolo da Re David, nonostante sia priva della copertura, è tra le meglio conservate tra quelle del Border.
L’abbazia data alle fiamme dagli Inglesi nella metà del 1500, è stata, la vittima delle guerre che si sono combattute per buona parte del 500 tra Scozia ed Inghilterra sulla linea di confine.
Pagato il biglietto, entriamo dal lato sud attraversando i pochi resti delle costruzioni dell’antico convento e subito dopo, ci traviamo di fronte alla chiesa
La grande cattedrale segue lo schema della croce latina, raccordata al centro da una imponente torre quadrata. L’edificio, orientato longitudinalmente come nella antica tradizione medioevale, lungo l’asse est a ovest ci si presenta mostrandoci il fianco della navata sud
I tre ordini sovrapposti rivelano la tipica immagine di un edificio di transizione con gli ordini inferiori in tipico stile romanico e la parte superiore con gli archi a sesto acuto caratteristici dell’architettura gotica.
La facciata est tipicamente Normanna, è definita da un portale con una profonda strombatura sormontata da una grande finestra e da un elegante rosone.
Entrati nell’edificio, passeggiamo incantati nelle navate, tra archi e pilastri che sfidano il cielo. L’assenza del tetto enfatizza la le dimensioni della costruzione e la luce piena e limpida del mattino sottolinea l’eleganza delle strutture.
Dell’edificio sono rimaste solo le possenti strutture portanti. La struttura è piuttosto semplice, priva di volte,
i poderosi pilastri a fascio che sorreggevano direttamente la struttura del tetto, sembrano grandi alberi ai quali sono stati violentemente troncati i rami.
La struttura romanico gotica, maestosa ed elegante, è del tutto priva di quelle decorazioni tipiche delle architetture medioevali, infatti la decorazione è unicamente affidata ai ritmi ed ai chiaroscuri creati dalle forme architettoniche.
Riprendiamo la moto ed in pochi chilometri siamo al passo, una altura di poche decine di metri, dove un cippo, indica il confine tra la Scozia e l’Inghilterra. Proprio qui passava l’antico Limes tra le terre dei barbari e quelle romane, difese dal Vallo di Adriano del quale si conservano qui diversi tratti.
In un paio d’ore, arriviamo al terminal della DDF Seaways dove ci mettiamo in coda con le altre moto in attesa dell’imbarco per l’Olanda.
Piano, piano si forma una coda di una trentina di moto, e nell’attesa scambiamo quatto chiacchiere con uno scozzese che sta andando al GMG e che ci comunica che le previsioni del tempo che, tanto per restare in tema, danno pioggia per l’indomani in Olanda.
Dura parecchio l’attesa dell’imbarco, le moto vengono caricate per ultime e collocate in uno strano corridoio sospeso a mezz’aria nella enorme pancia del traghetto.
Lavati e ripuliti cerchiamo il ristorate, dove scopriamo che una bistecca costa la bellezza di 35 eurini. Qualora vi capitasse di utilizzare la DDF, tenetene conto e comprate cibarie a terra se non volete farvi spennare.
A letto presto nella bella cabina e sveglia alle prime luci dell’alba tra mulini a vento off shore, nel bel mezzo di un gran temporale.

Da Ljimunden a Triviri km 400
Sbarchiamo a Lijmunden con già indosso le tute impermeabili per essere pronti, appena sbarcati, ad affrontare la fastidiosa pioggia che è stata l’indesiderata e assidua compagna di questo viaggio.
Direzione sud. Il programma è di arrivare a casa in un paio di giorni facendo tappa a Trier distante circa 400 chilometri.
Sempre sotto una pioggia battente attraversiamo la piatta campagna olandese della quale conserviamo solo rapide impressioni e immagini fugaci di distese di prati attraversati da canali sbarrarti da chiuse che regolano il flusso dell’acqua. Bastano pochi chilometri sulle belle strade olandesi e torniamo in fretta ad abituarci alla guida a destra.
Attraversiamo le Ardenne, coperte da fitte foreste, proprio nel giovedì del week end del gran premio di formula 1 evitando, grazie a Dio, il prevedibile casino dei giorni di gara.
Arriviamo nel pomeriggio a Trier, (Triviri per noi latini) una città di origine romana fondata nel 16 a.c. come capoluogo della provincia Belgica.
Di questo periodo conserva numerose testimonianze, come la Porta Nigra, eretta dall’ imperatore Costantino, oggi simbolo della città.
Troviamo posto in un buon hotel affacciato sulla Mosella, proprio di fronte allo splendido ponte romano che ancora oggi svolge egregiamente la sua funzione e scaricata la moto, ci dedichiamo al turismo in questa città che ha dato i natali a Sant’Ambrogio e a Karl Marx.
La città è bellissima e meriterebbe ben più di una affrettata visita di qualche ora. Ci accontentiamo dei luoghi di maggiore interesse storico: la Porta Nigra, un colossale bastione che faceva da porta di ingresso alla città romana; la straordinaria basilica di Costantino, una grande aula nella quale si celebravano le udienze civili e che per lo stato di conservazione sembra costruita ieri; La bellissima cattedrale romanica, con la sua architettura massiccia di semplice e purezza.
Dopo aver girovagato per un po’ nel centro storico con le sue architetture medioevali che si sono sovrapposte a quelle romane torniamo in hotel per una bella cena alla tedesca annaffiata da una eccezionale birra.

Da Trier a Pavia km 750
Da casa ci separano solo 750 chilometri di autostrade, attraverso Germania Svizzera e Lombardia che percorriamo finalmente senza la pioggia che ci ha perseguitato per tutto il viaggio.
Nonostante tutto, ci è piaciuto questo viaggio. Abbiamo apprezzato la magia della grande architettura inglese, nella quale gli uomini hanno profuso lavoro, sangue, sudore e intelligenza; Siamo rimasti incantati dalla magia regalata della natura, modellata da pioggia e vento come ha voluto Dio.
Come in tutti i viaggi, siamo stati attratti dalla gente incontrata, persone che di fronte al viaggiatore hanno rivelato cortesia e disponibilità. Su tutto però, ci sono piaciuti i motociclisti, a volte conosciuti, spesso solo sfiorati e salutati con un frettoloso lampeggio o con un cenno della mano. E’ grazie al loro aiuto che abbiamo portato a termine questo viaggio. Strana e meravigliosa gente… i motociclisti

sergio+eugenia





.........presto le foto :D :D :D

se mi ricordo come si fa :oops:
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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda PACI LA VENDETTA » mar 15 mag 2012, 21:24

Ho sempre invidiato i tuoi viaggi!

:salam: :salam: :salam: :salam: :salam: :salam:
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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda Ale11 » mar 15 mag 2012, 21:28

foto foto foto foto foto foto !!!!!!!
Caponord 2001 "La smilza" superati i 170.000 km!!! :tunz:
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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda sergioenrico » mar 15 mag 2012, 21:28

io ho sempre invidiato come vai in moto.
ciao paci
Ultima modifica di sergioenrico il mar 15 mag 2012, 21:35, modificato 1 volta in totale.
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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda PACI LA VENDETTA » mar 15 mag 2012, 21:34

Sono i viaggi che lasciano ricordi indelebili... :wink:

Ciao Sergione!
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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda sergioenrico » mar 15 mag 2012, 21:37

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lungo la A77
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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda sergioenrico » mar 15 mag 2012, 21:47

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+o- lungo le costa del firth of clyde

URL=http://imageshack.us/photo/my-images/526/scotland108.jpg/]Immagine[/URL]

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nella Queen Elizabeth Nationale Forest

acc.. con la chiavetta ci metto una vita..

domani andrà meglio
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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda aprilia58 » mer 16 mag 2012, 10:18

Grande Sergio, i tuoi giri sono stupendi :wink:
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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda Topolinio » mer 16 mag 2012, 19:00

Dopo l'annuncio della pubblicazione lunedì sera alla cena a Milano non vedevo l'ora di leggere questa seconda parte....operazione compiuta tutta di un fiato!!

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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda Optimus Prime » mer 16 mag 2012, 21:33

dico solo una parola : splendido
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da Tuono 1000 R a CapoNord 1000 Abs a CapoNord Rally Raid poi a Super Tenerè 1200 First Edition
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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda GheGhe » mer 16 mag 2012, 22:19

Qualcuno ha detto: "I viaggi sono i viaggiatori...." e tu lo sei....
Immagine"quando è stata l'ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta...?" cit
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Re: scozia...seconda parte

Messaggioda sergioenrico » mer 16 mag 2012, 22:36

lieto di non avervi annoiato!

Però basta con i complimenti, altrimenti va a finire che ci credo veramente e mi monto la testa. :oops: :oops:

a conti fatti credo di essere un mototurista che ha l'immensa fortuna di avere una moglie curiosa che si fida ancora a venire in moto con me, :o :o nonostante tutti gli spaventi che ha provato.

comunque grazie di cuore per i complimenti, ci hanno fatto tanto, tanto piacere.

ciao e a presto

sergio+eugenia
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